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Chiraugi-Firenze

Il Brand Chiarugi Firenze nasce nel 1969, azienda fondata da Remo Chiarugi che segue la tradizione artigiana della pelle fiorentina, e oggi condotta dal figlio Emiliano che vive la sua toscanità con passione riletta in chiave contemporanea, una vita ad apprendere e successivamente a creare, inventare, la trasformazione di un tema come una borsa in un intreccio di arte, moda, creatività. Emiliano è un imprenditore artigiano che pone la massima attenzione al passato guardando il futuro, prima di essere designer è un vero figlio d’arte che ha respirato l’odore della pelle fin da bambino nel laboratorio del padre.

Il suo stile nasce dalla sperimentazione e dalla creatività, due doti che nel corso degli anni gli hanno permesso di attualizzare le collezioni, secondo lo stile dei mercati internazionali.
chiarugi-small-bag

Chiarugi Firenze sceglie una strada diversa dagli altri stilisti, studia e crea una linea rivolta al mondo maschile in quanto la pelle è entrata prepotentemente nella moda, nell’arredamento e nella calzatura, un giusto riconoscimento alla grande qualità artigiana della Toscana. La figura maschile è entrata prepotentemente, come consumatore, nel mondo dell’abbigliamento in pelle, oltre agli accessori, un minor consumo per usare meglio il prodotto, una maggiore educazione verso il consumatore, spingendo sulla cultura del prodotto, in termini di qualità e pregio, rispetto dell’ambiente, delle leggi, delle persone.

Oggi un produttore deve avere un grande rispetto per la storia della pelle e della concia, infatti il brand si chiama Chiarugi Firenze, a Firenze la zona di Santa Croce è strettamente legata al pellame, anticamente le pelli si risciacquavano in Arno, a due passi dalla Chiesa di Santa Croce; infatti nel ‘300 Firenze era famosa per la produzione della pelle: dalla concia alla confezione, dalla vendita all’esportazione. Coloro che si occupavano della concia e della lavorazione delle pelli erano iscritti all’arte dei Cuoiai o Galigai, associati intorno al 1282.

La concia, procedura che permette alla pelle di essere lavorata, veniva esercitata a monte e a valle di Ponte Vecchio, dove le pelli venivano messe a bagno nel letto dell’Arno.

chiarugi-business

Un Brand che si distingue per creatività ed eleganza, anche se il brand nasce nel 1969  rimane giovane e attuale,  basandosi soprattutto sull’abilità manuale artigianale; e poi la pelle lavorata come tessuto, creando pieghe, morbide anse e curve, artigianato di qualità, imparato dai maestri d’arte di una volta

Intervistiamo Emiliano Chiarugi del Brand Chiarugi Firenze:

Artigiano vuol dire mani e cervello, la tecnica viene dopo, ma prima di tutto far fare alle mani quello che il cervello pensa, crea, decide, sogna…….E poi , successivamente, si pensa alla ricerca del pellame migliore, la concia, i colori vegetali, le metallerie, tutto il mondo di accessori che ruotano intorno all’oggetto finito.

Io mi ritengo un “maestro artigiano” perché vuol dire parlare della Toscana, di Firenze che è da sempre la scuola di pensiero dei maestri d’arte, che sono nati qui, in tutti i settori: dall’arte, nascevano nelle botteghe – le “botteghe” del Rinascimento, fucine inesauribili di genio, Verrocchio, Botticelli, Ghirlandaio, Leonardo – botteghe di tutti i settori, fino alla pelletteria, risalente al ‘300, e oggi le scuole di formazione, i vecchi che insegnano ai giovani, è tutto un mondo di “cultura” del lavoro, il nostro artigianato unico ed esclusivo, che tutto il mondo ci invidia; io ho imparato tutto da mio padre, lui è stato un vero “maestro d’arte”, prima gli artigiani erano soli, oggi sono nate le scuole, anzi, le scuole di formazione che sono diventate  centri dove si preserva e si rinnova la cultura artigiana legata al mondo della pelletteria, che oggi suscita paradossalmente molta più attenzione all’estero piuttosto che in Italia.

Il lavoro fatto fino ad oggi non potrebbe sopravvivere senza dei giovani capaci di interpretare e rinnovare questa filosofia del Made in Italy. Mentre all’estero è considerato sempre più un onore imparare a realizzare un oggetto destinato a durare nel tempo, in Italia il “glamour” dell’artigianato è ancora tutto da riscoprire.

Brand-Chiarugi-Firenze

CHIARUGI FIRENZE PELLETTERIA SRL

50054 FUCECCHIO (FI) VIA G. DA VERRAZZANO, 2

39 0571 260902 – info@chiarugifirenze.it

shop.chiarugifirenze.it

Testo: Cristina Vannuzzi Landini

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lorena e duccio

Un incontro fortuito, quasi per caso, tra il creativo delle calzature da donna Duccio Venturi Bottier e Lorena Baricalla, l’artista monegasca, poliglotta, la sua arte spazia tra danza, canto, regia di spettacoli ed eventi.

Sono incontri magici, un outfit fra artisti, tra Lorena, che ha presentato alla stampa l’ultimo
scarpe-Duccio-Venturi
suo impegno internazionale, la presentazione a Monaco dell’Oscar dello Sport svoltosi ad Ottobre sotto il Patronato del Principe Alberto di Monaco, e Duccio Venturi, alla celebrazione della Patrona di Monaco Santa Devota, alla presenza del Principe Alberto, della Principessa Charlene e delle istituzioni monegasche; l’artista si è presentata all’evento, bella ed elegantissima con un cappotto di Genesia Walle calzando un decolleté nero con punta di vernice creato appositamente per lei da Duccio Venturi Bottier.

Curiosa storia, quella di Duccio Venturi, dalle Marche a Firenze, Montecarlo, Parigi, New York, Londra…..

Noi ve l’avevamo fatto conoscere in occasione dell’apertura del negozio di Parigi.

Non esiste nessun paese al mondo che racconta la moda e l’artigianato come l’Italia, le sue regioni dove nasce l’artigianato, il “fatto a mano” che è diventa arte, la nuova tendenza nel settore del lusso, il certosino e creativo lavoro fatto “con le mani”, in un contesto definito storico in quanto l’alto artigianato è nato proprio a Firenze, nel dopoguerra, da Giovan Battista Giorgini.

E “artigiano di lusso” a buon diritto si può considerare Duccio Venturi, talentuoso shoemaker, cresciuto nelle Marche in una famiglia di produttori di scarpe, con un passato di crescita professionale presso brand famosi, come Cadette, Franco Moschino, Thierry Mugler e Sergio Rossi, ed infine imprenditore lui stesso, insieme alla figlia Aliai, con il suo brand Duccio Venturi Bottier.

Lorena-Baricalla

E’ uno stile nuovo, quello di Duccio Venturi, che si appresta, dopo Pitti Immagine Uomo e aver calzato i famosi piedini dell’etoile della danza Lorena Baricalla a volare a Parigi, nel suo show room e presentare la precollezione F/W 2016/2017.

Negli Usa, come ci dice Duccio Venturi, il nostro made in Italy è credibile, ricercato, amato, gli americani hanno una grande attenzione verso il nostro Paese, che trovano in via di rinnovamento e, specialmente nella moda, cercano prodotti che abbiano una forte artigianalità moderna. Ci chiedono prodotti fatti bene, che si riconoscono dalla grande manualità, il target alto odia l’usa e getta, ma cerca l’ottimo prodotto, sia di fattura che di materiale, la persona elegante si veste per andare avanti negli anni, proprio per avere riconosciuta una sua personalità. Specialmente negli USA vengono privilegiati i prodotti esclusivi per cui costosi e unici, direi che l’eleganza di oggi si basa sul fatto che ognuno diventa stilista della propria eleganza. Sono felice ed orgoglioso, per l’evento a Monaco per le celebrazioni per Santa Devota, di avere creato questo modello di calzature per l’artista Lorena Baricalla, tra le sue origini c’è anche l’Italia e la sua arte, una “artista di lusso” che, con leggiadria e grazia, diventa un passaporto perché varca i confini del mondo.

E subito dopo Monaco e Parigi, la città che ama e considera la sua seconda casa, Duccio volerà negli States e sarà presente, con il gruppo Intermix, negli Usa e Canada e soprattutto a Miami, e in oltre 40 punti vendita.

Successivamente, a febbraio, sarà presente a Londra per la sfilata super cool del duo Palmer/Harding stilisti londinesi, per cui, oltre agli spostamenti in giro per il mondo, sta disegnando le scarpe per la sfilata che sarà presente nel calendario della fashion week londinese.

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www.duccioventuri.com

Lorena Baricalla

www.lorenabaricalla.com

PROMO ART MONTE-CARLO PRODUCTION

www.promoart-montecarlo.com

press Cristina Vannuzzi

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Vetrina Linea Vite

NATALE A TAVARNUZZE

di Cristina
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Un tour di sapori, di gusto antico, di fragranze, ma anche la gioia degli occhi, nuvole di lavanda, pennellate di giallo dello zafferano, il verde dei prati, l’abbraccio rassicurante degli olivi, filari di viti: è un invito a “perdersi” nel magico mondo incantato dei paesi intorno a Firenze, Tavarnuzze, Impruneta, Greve in Chianti… per chi apprezza le antiche usanze della campagna, le feste di paese, i colori, le origini della nostra cultura, l’artigianato.

Uno snodarsi di borghi e fattorie, casali e castelli, nel Chianti, da Firenze a Siena, in questa zona affascinante, fatta di antichi mestieri che passano da padre in figlio, il Made in Italy.

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Qui si chiamano artigiani, qui non si parla di delocalizzare la produzione, forse è un segno di appartenenza a una terra e la sua storia, forse è l’orgoglio per farne una questione di identità, ma il momento più evidente dell’appartenenza al territorio si vede a Natale, dove si crea un grande borgo, dove è una festa per tutti, grandi e piccini.

Qui da noi non c’è il problema del Crocefisso ma si espone in piazza il Presepe di cotto della Fornace Mariani Mital, in piazza ci si va con i cavalli e il calesse, dove le donne si mostrano in tutta la loro bellezza; qui si fanno le Casette, delle prelibatezze, sapori antichi per i bambini di oggi.

E poi ci sono gli artigiani, i maestri d’arte, come Simone Mencherini, che per questo Natale
Vetrine-tavarnuzze
ha voluto creare un momento unico, di arte, di alta oreficeria, di gusto… Mencherini ha creato un racconto, fate ed elfi nella vetrina del suo laboratorio, il ritratto di una donna dalla bellezza incredibile, ornata di gioielli che l’orafo riproduce dal vivo, la Linea Vite, creata dall’artista Elisabetta Rogai.

Un racconto d’arte, quello dei 2 artigiani, l’orafo Simone Mencherini e l’artista Elisabetta Rogai, nato nei giorni del Drappellone del Palio dell’Assunta, e continuato con la creazione della Linea Vite, un racconto “di paese” dove forse esiste la serenità, dove il ricordo di borghi antichi, di una vita che si perde nella semplice routine del Borgo, che vive, giorno per giorno, cadenzato, sempre uguale, senza fine…

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www.simonemencherinigioielli.it

www.elisabettarogai.it

Press: Cristina Vannuzzi – cristina.vannuzzi@gmail.com

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Bemer-modelli

Stefano Bemer è uno dei primi 7 marchi mondiali di calzature da uomo “tailor-made”.

Da un paio di anni, dopo la sua morte precoce, il marchio è stato rilevato da Tommaso Melani, della Scuola del Cuoio di Firenze, che ne ha mantenuto l’essenza rafforzandone immagine e prestigio.

Bemer-shoes

Iniziando nel 1983 nella natia Greve in Chianti dal mestiere più umile, il ciabattino, Stefano Bemer imparò ad aggiustare calzature rotte e a realizzarne di nuove lavorando con vecchi artigiani fiorentini e furono tre decenni straordinari.

A San Frediano, il quartiere reso famoso dai romanzi di Vasco Pratolini, partì come calzolaio per diventare stilista di scarpe su misura, che fabbricava rigorosamente a mano coadiuvato da tre talentuosi assistenti giapponesi. Nel capoluogo toscano aprì tre atelier che divennero un punto di riferimento per celebrità internazionali come, tra gli altri, l’attore Andy Garcia, il cantante Julio Iglesias, l’architetto Paul Tange e il designer Tanaka Ikko.

bemer-model

Il laboratorio-scuola di San Frediano ospitò anche uno studente d’eccezione, l’attore Daniel Day-Lewis, che lo frequentò per quasi un anno, nel 2009, per un insolito stage proprio per fuggire dalla notorietà. La sua fama è ormai una cosa indiscussa come lo è la sua capacità di rendere un paio di scarpe una piccola opera d´arte, un oggetto di vero e proprio culto.

Singolari anche i pellami utilizzati per la lavorazione delle scarpe, partendo dai più conosciuti e usati come i vitelli francesi o gli scamosciati inglesi, Stefano Bemer ama utilizzare anche materiali insoliti, dai nomi esotici e la cui resa dopo la lavorazione rende ogni paio di scarpe un oggetto unico e irripetibile. Ecco allora lo squalo, l´ippopotamo, l´elefante, lo struzzo, il più conosciuto coccodrillo, il kudù cammello, la razza, il rospo, il pesce persico e anche la trippa.

Dal 2012 dopo la sua scomparsa, La Scuola del Cuoio e Tommaso Melani, si trasferiscono in un’antica chiesa del 1439, nel quartiere di San Niccolò, in via San Niccolò 2 a Firenze, nasce così la nuova “bottega” della Stefano Bemer”.

TOMMASO-MELANI

Tommaso Melani non altera infatti un prodotto tailor-made, costruito su misura sul piede del cliente; dall’altra, invece, crea una linea di prodotti ready to wear, modellata su 7 piedi ideali, 5 ideati da Stefano Bemer e 2 da lui stesso sulla base di una stilistica volumetrica di un piede più moderno. I modelli che propone oggi sono circa 50 con la possibilità di sceglierne materiali, colori e accessori. L’idea è di portare avanti la qualità e l’identità caratterizzanti lo stile Stefano Bemer che è tra i primi 7 marchi al mondo per le scarpe su misura.

Tommaso Melani, fedele al passato con prospettive moderne, infatti ha organizzato, nell’ambito dell’ultimo Pitti Immagine Uomo, il primo simposio mondiale di calzolai tailor-made:

Ho organizzato un incontro, con i migliori 10marchi del mondo, sulle prospettive dello sviluppo della calzatura da uomo, tailor-made. E’ la prima volta nella storia che un “calzolaio” come me invita brand così importanti a riunirsi e confrontarsi su tecniche e visioni, per comprendere come rafforzare l’identità del prodotto in generale, riuscire a comunicarne il valore, la qualità, l’eccellenza… il punto non è vendere scarpe con il proprio marchio, ma rafforzare la categoria a cui appartengono i prodotti.

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La mia idea è quella di creare, non solo in Italia, micro-atelier “Stefano Bemer” in cui lavori un artigiano, uscito dalla nostra Scuola, formato dai nostri maestri, profondo conoscitore del metodo di lavoro e della tradizione di Stefano; capace pertanto di comunicare al cliente il valore del prodotto, la qualità e la sua unicità: un lusso  definito non dal prezzo, ma dalla disponibilità dei pezzi prodotti…

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Ho accolto con piacere l’invito di Cris Egger e Alex Djordjevic e il Brand Stefano Bemer è stato presente alla “24 Ore dell’Eleganza” in settembre a Belgrado, un segno di speranza e un modo per dimenticare gli anni della guerra con lo stile e l’ eleganza del nostro “fatto a mano” made in Italy

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Stefano Bemer, 1964-2012

Una scarpa è un oggetto che, se di ottima qualità, ci aiuta a camminare e vivere più comodamente. Quando viene eseguita la realizzazione della scarpa, con materiali di alta qualità e con ottima fattura, questa si trasforma in un prodotto che ci piace e si distingue dalla globalizzazione inevitabile di marchi e prodotti di produzione industriale.

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Press: Cristina Vannuzzi

Stefano Bemer srl – Via di S. Niccolò, 2 – 50125 Firenze, Italia

WWW.24HOURSOFELEGANCE.COM

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Nasce la linea Elisabetta Rogai by Simone Mencherini

 Finalmente si avvicina il giorno del Palio… cavalli impazziti, sventolio di bandiere, colori, passione, urla e pianto, delusione ed esaltazione, sventola il cencio, il Drappellone del Palio dell’Assunta, il premio ambito dalle 10 contrade, la gente grida, si butta sotto gli zoccoli dei cavalli, si abbraccia ma anche piange, è Siena e la sua gente ed il Palio appartiene a Siena e ai Senesi ma soprattutto al mondo.

anello

Da tradizione viene scelto un artista internazionale e quest’anno è la terra, come dice il Sindaco Valentini, l’immagine canonica nell’anno dell’Expo, ed è stata scelta un’artista che della terra ha fatto la sua poesia, del vino, dei frutti, materna e nobile, Elisabetta Rogai che ci sarà allo svelare del Drappellone nel Palazzo Comunale, il 10 agosto, alla presenza del Sindaco Valentini e di tutte le autorità toscane.

Nasce quindi una Linea disegnata dall’orafo Simone Mencherini, la linea Elisabetta Rogai by Simone Mencherini e, in cantiere, la seconda, la “Linea Vite”, dal vino rosso e sanguigno, “poesia della terra”, EnoArte…..l’arte di dipingere con il vino, la seconda linea che sarà presentata alla festa dell’Uva all’Impruneta il 26 settembre alla Fornace Mital della Famiglia Mariani.

Incontro d’arte, creatività pura ma anche artigianato, lavoro di mani, le mani artigiane chetutto il mondo ci invidia, le Botteghe, i maestri d’arte di Firenze…


Simone Mencherini, cosa vuol dire artigiano ai giorni d’oggi?

Artigiano vuol dire mani e cervello, la tecnica viene dopo, ma prima di tutto far fare alle mani quello che il cervello pensa, crea, decide, sogna… E poi, successivamente, si pensa alla ricerca del materiale migliore, le pietre, tutto il mondo del materiale che ruota intorno al gioiello finito.
Parlare dei maestri artigiani e delle Botteghe vuol dire parlare di Firenze che è da sempre la scuola di pensiero dei maestri d’arte, che sono nati qui, in tutti i settori: dall’arte, nascevano le “botteghe” del Rinascimento, fucine inesauribili di genio, Verrocchio, Botticelli, Ghirlandaio, Leonardo, Cellini – botteghe di tutti i settori, oreficeria, argentieri, l’arte del restauro, i corniciai, gli impagliatori, la pelletteria, questa arte risalente addirittura al ‘300, e oggi finalmente abbiamo le scuole di formazione, i vecchi artigiani, I maestri d’arte che insegnano ai giovani, è tutto un mondo di “cultura” del lavoro, il nostro artigianato unico ed esclusivo, l’alta qualità che tutto il mondo ci invidia; anzi, le scuole di formazione che diventano attualmente  centri dove si preserva e si rinnova la cultura legata al mondo dell’artigianato, che oggi suscita paradossalmente molta più attenzione all’estero piuttosto che in Italia. Il lavoro fatto fino ad oggi non potrebbe sopravvivere senza dei giovani capaci di interpretare e rinnovare questa filosofia del Made in Italy. Mentre all’estero è considerato sempre più un onore imparare a realizzare un oggetto destinato a durare nel tempo, in Italia il “glamour” dell’artigianato è ancora tutto da riscoprire.

E l’incontro con Elisabetta Rogai?

Mi è sembrato un incontro magico con questa artista fiorentina ed internazionale, impegnata nel Palio di Siena, che mi ha chiamato per il suo evento nel Cortile di Michelozzo, il salute della Città di Firenze all’artista che ha avuto l’incarico di dipingere il Drappellone del Palio dell’Assunta; è una grande artista e donna eccezionale che mi ha ispirato fortemente, abbiamo creato una sorta di partnership, l’emozione di lavorare
insieme, nasce la linea Elisabetta Rogai by Simone Mencherini…..due artigiani di lusso, il prodigio delle nostre mani insieme….


www.simonemencherinigioielli.it

www.elisabettarogai.it

Ufficio Stampa: Cristina Vannuzzi

cristina.vannuzzi@gmail.com

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Peperosa-Ferrara

Ferrara – Dove mangiare

di Michela

Ed eccoci arrivati alle cose “buone” 🙂

Voglio concludere il capitolo Ferrara parlandovi di un localino del centro che non frequentavo dai tempi dell’Università, ma che ho ritrovato in splendida forma.

Sto parlando del PEPEROSA in via San Romano, nel cuore della città.

Bancone
Stuzzichini
Stuzzichini
Interno del locale
Interno del locale
Shabby Christmas Tree
Shabby Christmas Tree
Coloratissimo Menu
Coloratissimo Menu
Alucni dettagli...
Alucni dettagli...
Tavolini esterni
Tavolini esterni
Peperosa
Angolo shabby

Inizialmente, visto il tempo (10 anni) trascorsi dall’ultima visita, non sapevo se l’avrei trovato ancora aperto oppure no… però fiduciosi ci siamo diretti qua il giovedì sera.

Notizia buona: era ancora aperto.

Notizia cattiva: il giovedì è turno di chiusura

Niente panico… ci siamo tornati il venerdì sera 😀

L’idea era di fare un bell’aperitivo e poi improvvisare una cena da qualche parte, ma si sa… quando l’atmosfera è piacevole e rilassate… da cosa nasce cosa… e abbiamo proseguito la serata cenando li.

La proprietaria, che ricordavamo con affetto, è sempre molto gentile e disponibile. Il suo estro creativo nel tempo si è sviluppato tantissimo e ha regalato al locale uno stile shabby chic molto bello.

Dettagli particolari, cura e originalità nella presentazione e nelle proposte e tanti lavoretti artigianali in tema esposti (con possibilità di acquisto).

Ma parliamo di cose importanti 🙂 : IL CIBO.

Partiamo con un bell’aperitivo approfittando del ricco buffet che ogni sera viene offerto: un’ampia scelta di stuzzichini che va dai rotolini di piadina farcita, alla zucca e patate al forno, alle conchiglie di verdure per proseguire con quadrotti di frittatina e mini crostini alla pizzaiola.

Tutto delizioso ed espresso, direttamente dalla cucina del PEPEROSA.

Le proposte sicuramente cambiano in base alla disponibilità e alla stagione, ma tutto è veramente buono e abbondante… quasi un aperi-cena.

Un pò indecisi su cosa fare dopo ed un pò conquistati dalla proposte dello “chef” decidiamo di proseguire con la cena e ci accomodiamo al tavolo.

Una piccolo ambiente alla fine del locale riservato a 4 tavolini che danno sulla cucina a vista, tutto coccolo e rilassante.

Dopo una breve consultazione del menù, originale come il resto, abbiamo deciso:

antipasto di tortino di cannocchie e pomodori agrodolce su tondo di melanzana ,
cavatelli piccanti alle vongole e fagioli cannellini,
trofie alle cannocchie per finire con un bis di tenerina cioccolato/zucca.

Tortino di cannocchie
Trofie alle cannocchie
Trofie alle cannocchie
Cavatelli su terracotta
Cavatelli su terracotta
Bis di Tenerine
Bis di Tenerine
Il caffè...
Il caffè...

Servizio impeccabile, piatti degni del più grande chef e presentazione spettacolare. Le foto parlano da sole…

Tutto delizioso, in particolar modo il tortino (un’eccezionale viaggio nel gusto) e la tenerina alla zucca (b-u-o-n-i-s-s-i-m-a!)

Ci sembrava di avere uno chef a disposizione che cucinasse per noi… quasi V.I.P. per una sera… il tutto accompagnato da ottimi vini.

Per finire il caffè… voi direte: “Cosa avrà di speciale?” In effetti il caffè era normale ma la presentazione… quella tazzina col coperchietto…

Il PEPEROSA è entrato immediatamente nella nostra Top 10.

Prima di andare abbiamo preso una deliziosa shabby-cornice tra quelle esposte per ricordarci della serata.

Se vi capita di passare una serata a Ferrara dovete andarci… non rimarrete delusi !

A meno che non sia giovedì 😉

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Yunus & Eliza

di Michela

Yunus Ascott e Eliza Higginbottom.

Definirli visionari è riduttivo… le loro sculture sono come abiti da indossare, scoprire, vivere.

Pluripremiati a livello internazionale per i loro gioielli che sono vere e proprie opere d’arte interamente handmade.

Yunus-and-Eliza

La cosa incredibile è che nessuno dei due ha mai studiato moda o gioielleria.

Eliza (Oxford) e Yunus (Londra) si sono incontrati per un lavoro che lei doveva realizzare.

Il prezzo elevato per la lavorazione ha spinto Eliza a capire come poterlo realizzare da sola e di li a poco ha preso forma la fonderia, ancora oggi gestita dalla coppia e specializzata in fusioni artistiche.

Un connubio tra luci, ombre, materiali… ammirate il loro genio.

-Pictures by © 2008 Yunus & Eliza-Yunus Ascott and Eliza Higginbottom.

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